Il termine “Iasifora” si basa sull’unione di due parole della lingua greca antica: ἴασις (iasis, guarigione, cura) e φέρω (phérō, portare, condurre, facilitare).
Ho coniato questa parola per indicare colei (o colui, iasiforo)che porta (favorisce/sostiene) il processo di guarigione*, intesa in senso olistico. Essa è una parola nuova, che serve per riempire un vuoto di significato e di senso che oggi è visibilmente presente all’interno del mondo delle cosiddette “discipline olistiche”.
L’evoluzione del settore relativo al benessere olistico ha portato, infatti, alla proliferazione di figure professionali che operano nell’ambito dell’accompagnamento, della facilitazione e della cura olistica e naturale. Tali ruoli spesso mancano di una nomenclatura precisa e storicamente fondata, risultando in una dispersione semantica che ne indebolisce la legittimità intellettuale e la percezione pubblica.
Che cosa significa “operatore olistico”? O ancora di più il termine “coach”?
L’impiego di termini generici come “operatore olistico” o “coach” non riesce a catturare la profondità e il valore di pratiche che affondano le radici nella medicina naturale e nelle pratiche energetiche e spirituali, che siano occidentali o altro.
La creazione di tale termine non è un mero esercizio linguistico, ma un atto di rifondazione lessicale che posiziona la cura olistica non come un’alternativa marginale, ma come un’erede diretta di una linea di continuità dall’antichità ai giorni nostri. Questo approccio conferisce rigore e profondità storica al campo delle discipline olistiche, che si riconnettono alla visione spirituale e sistemica che i nostri Antenati guaritori avevano, prima dell’epoca di iper-razionalizzazione in cui ci troviamo oggi.
Il neologismo “iasifora“, soddisfa l’esigenza di una definizione che trascenda i semplici titoli professionali per abbracciare un’etica orientata alla collaborazione con le Forze naturali per il riequilibrio e risanamento profondo della persona, in tutti i suoi aspetti: fisico, mentale, energetico e spirituale.
La prima componente della parola “iasifora“, è la radice iasi-, che deriva dal sostantivo greco antico ἴασις (iasis), che significa “guarigione”, “cura” o “risanamento”. Questo termine è intimamente legato al verbo ἰάομαι (iáomai), che significa “curare” o “risanare”. Tale radice enfatizza l’azione e il processo attivo del ritorno alla salute*. La radice ἴασις (iasis) si riferisce perciò all’obiettivo, cioè l’azione di favorire la guarigione*, intesa come equilibrio corporeo ed energetico della persona tutta intera.
“Iasifora” (o “iasiforo” al maschile) denota dunque l’agente che compie o porta avanti il processo di guarigione olistica, e non la condizione da trattare. La iasifora, agendo da facilitatrice, “conduce” la persona verso uno stato di auto-regolazione che è in accordo con il bisogno naturale del Corpo, secondo le leggi universali.
La iasifora, pertanto, è orientata verso il movimento positivo e la riattivazione della salute, che è realizzata attivamente dalla Forza dell’Esistenza stessa, il Principio di tutte le cose che ordina l’universo, e che i Greci indicavano come φύσις (Physis). Non è quindi lei che impone la propria volontà per far avvenire un cambiamento, anche se positivo, ma si fa solo mezzo della Forza dell’Esistenza, che porta con Sé tutto il potenziale di guarigione e rinnovamento.
La seconda componente è il suffisso -fora, che deriva dal verbo greco φέρω (phérō) o dal suo corrispettivo latino fero. Questo verbo possiede una ricca gamma semantica che va ben oltre il semplice significato di “portare”. Le sue sfumature includono “sostenere”, “consegnare”, “riferire”, “mostrare”, “evidenziare” e, significativamente, “condurre” o “esaltare”.
La connessione con le Forze spirituali è anche ciò che insegnavano gli antichi guaritori naturali: “dopo aver applicato le cure necessarie, suggerivano si lascia fare alla saggezza dell’Esistenza – in greco indicata come Φυσις (Physis) – così da favorire il processo di risanamento, senza ostacolarlo” 1. Per questo quei guaritori avevano bisogno di essere connessi con quelle forze invisibili e reali, che portano cambiamento e movimento nell’esistenza materiale come la concepiamo oggi.
Nell’antica tradizione mediterranea, le figure che si occupavano di ciò che oggi viene indicato come “benessere olistico” erano note anche come Herbarie, Janare, Ciaraule o Medichesse 2.

La iasifora (al femminile), o lo iasiforo (al maschile), è una figura che si occupa di accompagnare e indirizzare la persona che glielo chiede, verso il processo di guarigione naturale che la Vita mette già a disposizione per tutti noi.
“Quando ci facciamo un taglio al dito, infatti, non stiamo lì a dire “come farò ora?”, ma ci fidiamo di un processo invisibile ma esistente, che si occuperà di far guarire quella ferita e risanarla, mentre il nostro compito sarà molto marginale: disinfettarla, fasciarla e aspettare che guarisca, ovvero essere pazienti” 3.
Come iasifora, sono una professionista che utilizza metodologie incentrate sull’ascolto profondo del Corpo, la regolazione indiretta del Sistema Nervoso (con pratiche relazionali e non intervenendo direttamente sul Corpo, così come insegna Stephen Porges, l’ideatore della Teoria Polivagale) e la Risoluzione Somatica dei blocchi emotivi, con un richiamo alle pratiche tribali, a quelle tradizionali degli antichi iatromanti (i guaritori spirituali della tradizione occidentale) e ai principi della Medicina Naturale Mediterranea 4.
Gli iatromanti nell’antica Grecia non erano soltanto iatros (medici) ma anche mantís (veggenti o indovini), rappresentando una forma di antichi sciamani occidentali. Essi erano tradizionalmente associati ai popoli del Mediterraneo e a quelli delle terre del Nord (Iperborea) ed è noto che portarono in Occidente il culto di Apollo Iperboreo intorno al VII secolo a.C., da loro riferito come Apollo Oulios, dio collegato alla guarigione attraverso pratiche spirituali come l’incubazione5.

L’Essere Umano non viene più “spezzettato“, come abitudine degli ultimi secoli, in parti a cui fanno capo diverse discipline, ma viene considerato nuovamente nella sua unità, infatti si possono studiare approfonditamente le parti, ma esse non rappresentano in ogni caso l’organismo intero quando tali parti sono organicamente collaboranti insieme.
(Così come mostrato nella storia qui a fianco)
In questo contesto, si dà più valore all’aspetto spirituale ed energetico della persona, in quanto fonte da cui l’energia di risanamento scaturisce, e in seconda fase si prende in considerazione l’aspetto mentale e fisico, che è qui visto come uno “specchio” della realtà spirituale e non come una realtà a sé stante. Partendo da queste basi, il lavoro che la iasifora svolge è quello di connettersi con le Forze e le energie spirituali, per incanalarle nel mondo materiale e permettere loro di manifestarsi come atti di guarigione* effettiva, tramite parole, interazioni, suoni, situazioni, e via dicendo. L’aspetto intuitivo qui gioca il ruolo principale, e grazie a questo affidarsi a Forze più grandi, è possibile che accada la vera guarigione olistica.
Note
- Metodo Ippocratico ↩︎
- Erika Maderna, Medichesse. La vocazione femminile alla cura. Aboca, 2022 ↩︎
- cit. Thich Nhat Hanh ↩︎
- Luigi Giannelli, Medicina Tradizionale Mediterranea, tecniche nuove, 2006 ↩︎
- Peter Kingsley, In the dark places of wisdom, 1999 ↩︎
* Uso sempre i termini “guarigione”, “cura” e “trauma” in senso olistico, indicativo dello stato dell’intera persona, comprensivo dei suoi aspetti energetici.
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