Perché il Cerchio di Gruppo?

“Non voglio che quelli che mi conoscono, sappiano i fatti miei”, questa è la frase più comune che mi sento dire nel mio Lavoro.
In questa paura c’è un fraintendimento, e con questo articolo spero di riuscire a chiarirlo.

Se si trattasse di un capannello di persone che si incontrano in una piazza a parlare dei propri fatti personali, sarei d’accordo con chi dice che le proprie cose non vuole vengano esposte in pubblico, ma qui non si tratta di questo. Il Cerchio di Gruppo che propongo nel mio Lavoro è una forma molto diversa e ha radici arcaiche, relative a quando eravamo tutti insieme come tribù ad aiutarci sia nella sopravvivenza che nel cammino spirituale.

L’essere umano per comprendere chi è ha bisogno della Comunità Umana. Questo è un bisogno ancestrale, è infatti sia un bisogno del suo essere biologico e sia del suo Cuore.

Questo non vuol dire che va bene perdersi nelle dinamiche del gruppo, tutt’altro. Vuol dire prendere parte a un percorso individuale che si fa insieme. E questo è il motivo per cui è importante ricreare le condizioni della Comunità Umana: poter fare esperienza di un posto “sicuro” in cui ci si possa confrontare, specchiare e dove trovare un paragone vero e sincero (uno Specchio limpido) di ciò che gli altri sentono rispetto a me e rispetto a loro stessi, senza alimentare la paura di sentirmi invaso o di venire controllato. In questo modo il Sistema Nervoso comincia a rilassarsi, e io posso accedere ad aspetti di me che normalmente non riesco a frequentare.

Sapere onestamente cosa gli altri percepiscono di me, da uno spazio che sento sicuro, è il modo migliore e più rapido di prendere coscienza di chi sono veramente e quindi di fare il “salto” che mi riporta a Casa: a contatto con la mia interiorità e a Ciò che sono veramente, fuori dalle maschere e dalle credenze apprese.

Siccome nella società non c’è questa condizione di sincerità, essa viene ricreata nei Cerchi di Gruppo che propongo, in cui si manifesta la condizione adatta affinché l’essere umano fiorisca.
Il Cerchio di Gruppo creato in questo modo, è un luogo dove posso permettermi di essere “diversa” da come normalmente mi mostro, di essere come sono, perché è un luogo in cui non c’è giudizio. C’è anzi uno Specchio sincero, formato dalle coscienze e dall’intento delle persone presenti, che mi rimanda quello che un altro vede di me e me lo dice in una maniera che io possa recepire, accogliere e digerire.

Questo mi aiuta a non attaccarmi per forza al “capire”, al “cosa sto facendo?” prima di fare un’azione, perché in quel modo l’azione non è mai autentica. Finalmente in questo Spazio, posso mollare il “capire” e posso stare nel “sentire”, perché so che c’è una Comunità Umana che mi farà da Specchio e mi sosterrà: non mi invidierà, non mi invaderà, non vorrà niente da me, non vorrà manipolarmi, non vorrà controllarmi.

“Te lo ricordi quel filo rosso che ci univa? […]
Se non ricordi reinventiamocelo insieme
Riallacciamo i nostri fili, reintrecciamo questa corda
Ritessiamo i nostri tessuti
Facciamo cordata in questa scalata
Perché se una cade, la corda la tiene su
E non cade giù, e la tiene su”
(tratto da: “Te lo ricordi”, canzone di Nicoletta Salvi)

E’ un posto di persone in ascolto, dove ognuno resta nel proprio spazio personale, senza andare addosso all’altro e interessandosi costantemente di quello che succede prima di tutto dentro di sé, nel proprio Corpo e poi, se l’altro lo chiede, facendogli da Specchio.
Questo crea le condizioni date per l’espressione di sé. Io mi esprimo e, ora che posso permettermi di sentire e di esprimermi per come viene, scopro quali sono le cose che ci sono in me. E scopro quali sono le cose che mi piacciono e che non mi piacciono, a partire dal sentire del Corpo e non pensandolo prima di vederlo.

Grazie a questo, ho l’opportunità di vedere l’effetto che hanno le mie azioni sulla Comunità e, sentendo il Corpo, decidere autonomamente cosa “va bene” e cosa non “va bene”, da un punto di ascolto che naturalmente diventa Empatico, così che ogni decisione arriva naturalmente da uno spazio interiore molto più ampio, quello che viene chiamato “ascolto dal Cuore”. E da lì, la decisione che “va bene” diviene ovvia e chiara, ed è sempre quella che fa bene a tutti, e spesso è quella che razionalmente non avrei saputo vedere. Da questo nuovo punto di vista la scelta giusta è “facile”, e una volta raggiunto quel sentire del Cuore, tutto diviene naturale e scorre da solo.

Grazie alla possibilità del Cerchio di Gruppo, una persona può permettersi di esprimere quello che ha dentro senza più vergogna e senza più paura. E questa è la grande forza di questa forma di Lavoro su di sé: essa toglie le limitazioni negative imposte dal pensiero.

Noi oggi siamo abituati a doverci sempre contenere, a doverci frenare, a doverci dissimulare davanti agli altri, finché c’è chi implode e c’è chi esplode.

Il Cerchio di Gruppo, condotto in questo modo, è un’esperienza di Fiducia che nel mondo di ogni giorno non abbiamo l’opportunità di fare: uno spazio in cui vengono poste le “condizioni” di empatia, non-giudizio, accoglienza, ascolto.. e nel fare una nuova esperienza di sé, accade il miracolo: dentro di noi qualcosa va a posto, perché era quello il posto giusto, ma con tutte le limitazioni e le tensioni non riuscivo a toccare quelle corde di me, così delicate, sottili e leggere. Insistevo a suonare sempre le solite note fragorose, pur di emergere, anche solo per un momento, in mezzo al mare di voci urlanti.

Ma la nostra vera Natura accade nella calma e nel silenzio, nell’accoglienza e nell’ascolto reciproco. Ecco perché su questo aspetto è importante ritornare sui nostri passi e accogliere una forma di “stare insieme” che abbiamo lasciato per strada tanto tempo fa.

La NON-comunità umana
La Comunità Umana

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Tengo Cerchi di Gruppo e Sessioni Individuali di Risoluzione Somatica dei blocchi emotivi e corporei in Sicilia e in Toscana.
Qualche giorno prima dei Cerchi di Gruppo ci saranno delle Conferenze aperte ed esperienziali per far conoscere questo metodo e tanti altri appuntamenti.

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